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Istituto di Istruzione Secondaria Superiore 

Liceo "G.G. Adria - G.P. Ballatore" - Mazara del Vallo

Liceo Classico, Linguistico, Scientifico e opzione Scienze Applicate


Concorso "Giornata internazionale contro la violenza sulle donne": primo premio sez. giornalismo Alessia Burzotta VA

C’è una storia da scrivere

 

“1946”, probabilmente la repubblica più rosa che si sia mai vista. Ma ritengo sia fin troppo semplice parlare di una data cosi vicina ai nostri ideali, una data che alcuni anziani possono benissimo ricordare. Vi voglio spingere ben oltre, in un’era distante, forse, da ogni nostra previsione. Rimembro ancora come il grande Dante Alighieri diede la parola, in quel suo famoso V canto, a Francesca, non a Paolo; forse si era reso già conto di come quella disuguaglianza culturale, fisica, o peggio, intellettuale, in realtà non esistesse. E così l’innamorata fluttuante ancora nel vortice dell’amore cominciò con quelle magiche parole che molti ancora recitano: “… Amor, ch’a nullo amato amar perdona …”. Eppure c'è una violenza spaventosa su ciò che di più sacro ha fatto il nostro Signore, che è la donna.  “L'ha fatto proprio bene – disse Benigni guardando, con il suo inconfondibile sorriso, una hostess - ha fatto la perfezione. 'La rugiada dell'Altissimo' dice Dante Alighieri. Ci sarà verso più bello per descrivere le donne?". E quel “si” consenziente che diede Francesca al momento del matrimonio con il marito, molto probabilmente, nella lunga, ma sottovalutata, storia delle donne fu il primo. Ebbene si, se pur cantata da ogni poeta, ritratta da ogni artista, donna restava donna e uomo, geneticamente più forte, culturalmente più evoluto, restava uomo. Ma virile è colui che ama, virile è colui che rispetta, virile non è colui che teme. Un cambiamento culturale. Bisogna affrontare il problema alla sua origine. L'immagine che persiste dell'uomo e della donna è isolata, statica,  ma entrambi hanno parti dell’altro: maschile e femminile. L'uomo deve prendere coscienza di avere dentro di sè il femminile e, se pur in minor parte, la donna è dentro di lui. E bisogna comprendere anche che uccidere il femminile significa uccidere la vita perché è proprio dal femminile che la vita ha origine. Il discorso è teorico, ma importante: l'uomo deve imparare a comprendere il mondo della donna, conoscerlo, dentro e fuori di sé, così da non averne più paura. Perché è quando non si conosce che si ha paura ed è quando si ha paura che si diventa violenti. “Il test per capire se sei idonea o meno a svolgere un lavoro non dovrebbe mai essere la disposizione dei tuoi cromosomi”, ben disse Bella Abzug. Non possiamo parlare di accettazione della diversità, come i diversi colori della pelle o i diversi linguaggi parlati, quando ancora non riusciamo ad accettare, totalmente, il diverso più vicino, colui che dorme al nostro fianco, colui, anzi colei, che condivide il nostro stesso tavolo da pranzo. Bisognerebbe ammirare sempre colei che dà la vita, colei che la sostiene ogni giorno perché, se gli uomini fossero altrettanto esposti al rischio di questa condizione, se sapessero che la loro pancia potrebbe gonfiarsi come per una cirrosi all’ultimo stadio, che dovrebbero stare quasi un anno senza farsi nemmeno un bicchiere, una sigaretta e persino un’aspirina, che potrebbero svenire ogni due per tre e non riuscire a farsi largo su un treno di pendolari, sicuramente la gravidanza verrebbe classificata come malattia a trasmissione sessuale e gli aborti non sarebbero più controversi di una qualunque appendicectomia. Purtroppo, però, c’è ancora chi dimentica, chi sminuisce, quanto una Donna, lo scrivo con la maiuscola, sia alla pari, a volte anche superiore, di un uomo. Ma la sottovalutazione del femminile, spesso, fin troppe volte, ci ha condotti davanti a storie di violenza, mentale e fisica, con mancato lieto fine. “Asti, 47enne uccide la moglie a coltellate e poi fugge”. Notizia che scorre rapida in basso mentre osserviamo le scene crudeli di una Parigi distrutta. Sembriamo abituati, ne sentiamo così tante, e ci sentiamo distanti, come se quella storia o quella realtà non potesse mai toccarci. Stessa stupida tesi sostenuta dalla vittima, convinta di essere al sicuro tra le mura di casa. Magari si sarebbe meritata urla isteriche o una sgridata, invece no, ottenne la morte, brutta più di quanto non lo sia già. Il femminicidio ha già raggiunto soglie impressionanti e questo lo dimostrano gli infiniti casi che interessano infinite città. Asti, recente più che mai, Milano, Roma, Reggio Calabria, Ferrara, e, purtroppo, potrei continuare all’infinito, tra storie di gelosia, tradimento, rabbia, ma in qualsiasi caso di agonia. Purtroppo, come disse la Littizzetto, in uno dei suoi amabili discorsi: “in Italia in media ogni due o tre giorni un uomo uccide una donna, compagna, figlia, amante, sorella, ex. Magari in famiglia. Perché la famiglia non è sempre, per forza, quel luogo magico in cui tutto è amore. La uccide perché la considera una sua proprietà. Perché non concepisce che una donna appartenga a se stessa, sia libera di vivere come vuole lei e persino di innamorarsi di un altro.. E noi che siamo ingenue spesso scambiamo tutto per amore, ma l’amore con la violenza e le botte non c’entrano un tubo. Non è questo l’amore e dobbiamo capirlo subito. Al primo schiaffo. Perché tanto arriverà anche il secondo, e poi un terzo e un quarto. L’amore rende felici e riempie il cuore, non rompe costole e non lascia lividi sulla faccia. Pensiamo mica di avere sette vite come i gatti.? No. Ne abbiamo una sola. Non buttiamola via”. E forse fu proprio per non buttare via la loro vita che le “suffragette”, nella Gran Bretagna del 1903, grandi militanti, si misero in azione per rivendicare ciò che era loro di diritto, il voto; seguirono tante altre donne, di tante altre nazioni, perché la concorrenza tra i sessi è lecita, ma calpestare il rispetto altrui no. Ebbene, le donne della seconda guerra mondiale non trascorrevano il tempo a casa, in paziente attesa dei valorosi compagni: Miss Italia 2015 ha ingenuamente toppato! In verità il numero di ragazze, anche giovanissime, che si sacrificarono attivamente per la patria è elevatissimo. E oggi la “lotta” continua, anche dove non sembrerebbe, continua nelle grandi città, continua dove tutto sembra perfetto, continua persino dove gli agi potrebbero favorire la felicità, ma no; c’è ancora qualche donna vittima di stalking chiusa in casa, tremante, fragile; qualche altra torna a letto con qualche ematoma e piena di brividi, gli stessi che sento io adesso mentre parlo di queste situazioni; altre che devono rinunciare alla loro carriera cinematografica, come l’attrice iraniana Sadaf Taherian, denunciata dal Ministero della Cultura islamica, insultata, offesa e minacciata di morte dagli iraniani più conservatori e reazionari perché lontana dagli ideali tradizionali islamici. Ma poi una volta tanto si erge una Aung San Suu Kyi, vincitrice delle elezioni in Birmania 2015 e premio nobel per la pace. E lì davanti a cotanta ammirazione possiamo trovare la forza di crescere, difenderci ed essere Donne, come nel ’46. La questione è numerica. La storia è una questione di numeri e dunque atteniamoci ai numeri, alle statistiche, alle percentuali. Abbiamo ottenuto pari diritti e di fronte alla legge siamo tutti uguali, ma la sostanza non sembra molto cambiata. Se le norme, nella maggior parte dei paesi occidentali, ormai ci hanno sollevate dalla condizione di cittadine di "serie b", i numeri parlano chiaro e ci dicono ben altro. I luoghi del potere, politico ed economico, non riflettono la percentuale di donne presenti sul pianeta e i dati sulla violenza ci raccontano un'altra storia. Esploratrici, politiche, scienziate, imprenditrici, ben vengano, e tante... c'è un vuoto millenario da colmare. Lasciatevi influenzare dai vecchi miti della storia, lasciatevi cullare dalla loro forza d’animo. Che Inghilterra sarebbe stata senza Elisabetta I Tudor? E la poesia, forse innamorata anche quella, senza Saffo? E per restare in tema con la narrazione e la scrittura, chi ha dimenticato le abili manine di Anna Frank o i divertimenti matematici della lontana Ipazia? Alcuni nomi si sono imposti da sé e molti ancora ne verranno se solo la violenza non avrà chiuso completamente le loro bocche. E, ben vengano altre come loro, ben vengano le mamme con la valigetta, ben vengano le donne che parlano di donne... c'è una storia da scrivere.